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Il maestro di Gaza

Alessandra Mecozzi

A Gaza la voglia di vivere è già resistenza: opporre la propria umanità alla disumanizzazione che Israele opera con l’oppressione, con assassinii, con la distruzione anche di luoghi dedicati alla cultura, come il teatro Al Meshal, distrutto nell’agosto di quest’anno.

Il libro, il Maestro di Gaza (ed. Aut Aut 2018), ne dà conto in modo emozionante, con le parole di Ramy Balawi e Alessandra Ravizza, giovane cantante e arabista, che con lui lo ha scritto, telematicamente. Studiare, insegnare, raccontare, scrivere: armi per rompere il muro, non solo materiale, che imprigiona Gaza da 12 anni.

Gaza è un’esperienza che insegna molto. Guardare le sue macerie, parlare con le persone che dalle macerie fanno nascere vita e cultura…come i ragazzi che hanno suonato sulle rovine del teatro, o il giovane Mozab che da un libro trovato tra le macerie ha tratto lo spunto per creare una biblioteca, o quei ragazzi che hanno usato le macerie per creare nel mare una piscina naturale dove bambine e bambini imparano a nuotare.

Ramy è nato nel 1988 a Gaza, dove era riparata la sua famiglia, profuga, nel 1948. Proprio a Gaza nei campi profughi scoppia nel 1987 la prima intifada, la rivolta “delle pietre”. Lo conosciamo allievo nelle scuole dell’ UNRWA e dell’ UNHCR. Scuole-baracche con altissimo numero di allievi: da 45 a 55! “Il sogno di mio padre era di vedermi un giorno medico o insegnante…aveva una profonda fede nell’istruzione che considerava la sola arma capace di affrontare e sconfiggere la gravità della nostra condizione, la strada migliore per cambiare la vita stessa e sgretolare difficoltà dure come le rocce….Anche mia mamma infatti seminò nel mio animo l’amore per la scuola: un seme che ha messo radici profonde come quelle di un albero nella terra. Il primo giorno di scuola mi disse: vorrei che un giorno diventassi maestro e che insegnassi a tanti bambini come te.”

Da qui parte la volontà di diventare maestro, “combattente” per il diritto all’  istruzione, costantemente messo in discussione da Israele. Già durante la prima intifada, per lunghi periodi le Università vengono chiuse, ma molti insegnanti, con piccoli gruppi, insegnano nelle case, nelle chiese, nella moschee.

Ramy, che non aveva mai pensato di diventare maestro di storia, si iscriverà proprio a questo corso di studi, anche per l’alto costo di altre facoltà. 

Quando nel 2005 Sharon decide il ritiro unilaterale dei coloni da Gaza, si apre una speranza, come era avvenuto dopo gli accordi di Oslo. Anche questa frustrata. Il risultato delle elezioni del 2006 vinte da Hamas, non viene accettato, né da Israele né dal mondo, anche se condotte democraticamente. Scoppia una delle crisi più gravi a Gaza: lo scontro tra palestinesi.

Ramy fornisce una rara testimonianza sulla tragica guerra civile del 2006 “Per la prima volta ….era il popolo a combattere contro se stesso…non avrei mai creduto che i nostri dibattiti si sarebbero trasformati in un conflitto armato, né che sarebbero morti così (i due amici) combattendo l’uno contro l’altro.”

Il governo di Hamas, isolato e avversato da Israele, viene messo sotto assedio e l’intera popolazione ne subisce, ancora oggi, i disastrosi effetti.

Il blocco economico e l’isolamento di Gaza, obiettivi raggiunti da Israele anche utilizzando lo scontro interno tra palestinesi, viene aggravato dall’operazione Piombo Fuso che distrugge anche 214 scuole ed uccide centinaia di studenti e insegnanti. Alla distruzione e al dolore, Ramy ancora una volta oppone lo studio “un raggio di speranza”. Nel 2010 i giovani pubblicano un manifesto che attacca Israele, i politici palestinesi, le istituzioni internazionali. E’ un grido di libertà “ Basta sofferenza, basta lacrime, basta imposizioni, basta torture….Vogliamo tre cose. Vogliamo essere liberi. Vogliamo poter vivere una vita normale. Vogliamo la pace.”

Gaza Mohamed Abu Amr

Nel 2013 finalmente Ramy ottiene il posto da Maestro “mi esplose il cuore di felicità quando li sentii (gli allievi) chiamarmi “maestro” per la prima volta”. Ma Il tunnel del dolore continua: nel 2014, l’operazione “Margine Protettivo” è atroce: uccide oltre 2200 persone, 70% minori, donne anziani, fa 11.000 feriti, 100.000 senzatetto. Ramy perde tre sorelle e un fratello, perde la casa, da solo dovrà occuparsi della madre e del fratello Basil, più piccolo e malato.

Le scuole tuttavia riprendono, con poche settimane di ritardo. Problema angoscioso è trovare le parole per curare le ferite invisibili, i traumi della guerra e della morte, mentre bisogna far fronte alle difficoltà della vita quotidiana. La crisi energetica, aggravata dalle sanzioni dell’ANP, rende difficile accendere il forno per il pane, riempire d’acqua le cisterne, caricare cellulari e batterie per avere luce di notte. Manca acqua potabile perché le falde acquifere sono inquinate. Aumentano i morti per il collasso degli ospedali.

Gli insegnanti rimangono unico punto di riferimento per giovani che hanno totale sfiducia nei politici. “Come può un insegnante abbandonare l’insegnamento?….Nessuno di noi ha abbandonato la scuola perché i ragazzi hanno disperatamente bisogno di noi insegnanti”

Non è facile rispondere, infondere speranza, alla domanda più pressante, quella su che cosa riserverà loro il futuro. “Ma il momento più bello è quando condividono con me i loro sogni e aspirazioni, aspettando il mio incoraggiamento e sostegno…anche il desiderio dei bambini di realizzare i loro sogni è una forma di resistenza”.

L’insegnamento della storia e la conoscenza di grandi personaggi, come Gandhi, Nelson Mandela, Martin Luther King sono essenziali, per aiutare a guardare al futuro, partendo da persone che hanno lottato pacificamente contro occupazione, apartheid, razzismo. Anche Ramy sogna, vorrebbe diventare portavoce dei suoi studenti, per difendere i loro diritti, e di tutti coloro che vivono in paesi sconvolti dalle guerre. Il viaggio è pensato come strumento di resistenza e di cambiamento, conoscere altre culture per la “costruzione di una nuova umanità”.

Questi bambini/e sono ben diversi dai “bambini delle pietre”, orgogliosi protagonisti della prima Intifada. A Gaza nel 2017 appaiono vittime inermi. Eppure la giovanissima Farah Baker, che si definisce la moderna Anna Frank, si sente fortunata per essere sopravvissuta a tre guerre e per avere la possibilità di comunicare col mondo attraverso i social, divenuti strumento di resistenza, mezzo per oltrepassare l’assedio.

A chi accusa, da Israele, i libri scolastici di contenere riferimenti alla lotta per la resistenza Ramy risponde: Gandhi ha resistito all’occupazione britannica, Mandela all’apartheid, i partigiani italiani al nazifascismo. La resistenza è un diritto umano e un dovere morale per non perdere la propria umanità, dignità e libertà”. Per questo condanna duramente gli attentati contro i civili. Ma è orgoglioso che bambini e bambine partecipino alla pacifica Marcia per il ritorno, vincendo la paura, sfidando quei cecchini israeliani che sparano sulla folla, senza risparmiare i minori.

Sì, la vita qui è resistenza….

pubblicato su LEFT, n. 52, 28 dic. 2018 – 3 genn. 2019

Alessandra Ravizza introdurrà, con il suo canto e le sue parole, la “musicena” che si terrà il 18 febbraio a Roma, Casetta Rossa. Insieme a lei il gruppo musicale Musaica. Serata dedicata alla Raccolta fondi per “Gaza. Musica per bambini/e contro la distruzione”, borse di studio per il Conservatorio Edward Said a Gaza.

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