Incontri/Mostre/Nel Mondo

Ahmed Frassini, l’arma dell’ironia

A Bruxelles una mostra di caricature e vignette sulla Palestina

Questa volta non parlerò di espressioni culturali palestinesi, ma di un palestinese organizzatore di artisti internazionali che vogliano esprimere le proprie capacità inventive e creative a sostegno della Palestina. Mi è capitato di incontrarlo a Bruxelles, al Centro socio-culturale tunisino, subito dopo due settimane di “viaggio musicale” in Palestina seguendo il festival di Al Khamandjati.

Si tratta di Ahmed Frassini, famiglia originaria di Haifa da cui è stata cacciata, come migliaia di palestinesi, nel 1948 (la Nakba); nato in un villaggio vicino Jenin e cresciuto come rifugiato palestinese, continua a soffrire l’oppressione dell’occupazione israeliana del suo paese. “Quando vado in Palestina, non sono autorizzato a rientrare a casa mia, perché si trova al di là del muro!”

Ahmed comincia a disegnare a 3 anni, gli piace fare caricature. La sua infanzia e adolescenza non sono state facili: prima dei 18 anni, ragazzino della prima intifada, è stato tre volte nelle prigioni israeliane. Le condizioni erano pessime: “Poco spazio, poca aria, poca luce. Dormivamo in tre, in piccole cuccette a castello. Una volta sono caduto, e ne porto ancora i segni alla schiena, tanto da dover usare spesso un bastone quando cammino. Ma soprattutto dal punto di vista psicologico, l’esperienza della prigione per un bambino è un trauma che non si cancella più. Ancora adesso, più di 30 anni dopo, dormo male, mi sveglio d’improvviso con immagini della prigione, insomma è un marchio indelebile…”.

Artista, giornalista, organizzatore culturale, Ahmed ha fatto studi di comunicazione in Palestina e ha lavorato come giornalista, regista e art director anche in Russia, a San Pietroburgo, con la biblioteca nazionale e il museo etnografico. Dal 2000 di nuovo in Palestina vi ha lavorato e completato gli studi con un master in studi culturali. Nel 2007 arriva in Belgio per il ricongiungimento familiare con la sua ex moglie e il figlio Marwan. Poi si risposa e adesso vive a Bruxelles con i figli, ai quali è proibito andare in Palestina (secondo la legge belga).

Il suo progetto attuale è organizzare mostre di artisti, in particolare vignettisti, a sostegno della Palestina. A questo scopo ha creato una pagina Facebook, Palestinian inspiration, attraverso la quale ha lanciato un appello per raccogliere opere di artisti che si ispirano alla Palestina. Così è nata questa mostra che ha creato insieme a un noto cartoonist palestinese Sabaani.

E’ una mostra di 210 disegni e 150 autori. “Il nostro appello, lanciato tramite vari contatti a vignettisti e caricaturisti di tanti paesi, perché ci inviassero una loro opera, chiedeva di lavorare su due questioni: Trump/ Gerusalemme e i bambini palestinesi in prigione. In una settimana abbiamo ricevuti quasi 300 disegni!” Il tema dei bambini in prigione lo emoziona ancora molto, e alcuni dei disegni sono davvero suggestivi, altri ironici, altri molto duri.

Guardo la mostra che si trova adesso nel grande spazio, molto bello, del Centro socio-culturale tunisino di Bruxelles: artisti di tutto il mondo, ne conto anche 12 italiani.

Ahmed dice che si sposterà in altre città in Belgio e in Europa.

Il sogno di Ahmed, che trasmetto volentieri, sarebbe poterla portare in Italia. “Per me – dice – non è complicato: carico tutto in macchina e via…”

Allora proviamo a pensare se e come sarà possibile ospitarlo con la sua mostra, che fa sorridere e riflettere…

Alessandra Mecozzi

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