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Come Israele occupa l’educazione a Gerusalemme est

Poche cose mi stupiscono ancora da quando nel settembre del 2016 ho iniziato ad insegnare a Gerusalemme est. Ogni giorno, poco prima dell’inizio della lezione, il mio telefono inevitabilmente viene inondato da messaggi: “Arriverò in ritardo, ho dimenticato la carta d’identità e i soldati mi hanno rimandata a casa”, “Miss, l’esercito ha chiuso il quartiere di Ezzaryie, non riesco a venire”, “C’è un’irruzione al campo di Shu’fat, aspetto che l’effetto dei lacrimogeni svanisca e arrivo!” Le abominevoli misure di espulsione, umiliazione e arresto arbitrario sono parte integrante del quotidiano dei miei studenti, ragazzi  e ragazze quindicenni provenienti dalla parte est della città. Sono stati proprio loro ad aiutarmi a sgrovigliare la matassa del sistema educativo gerusalemita, un sistema frammentato nel suo funzionamento, censurato nei contenuti, sottofinanziato e costantemente nel mirino dell’occupazione e del segregazionismo.

Così ho imparato che il diploma di maturità palestinese non equivale a quello israeliano e non qualifica per entrare alla Hebrew University, che uno studente palestinese senza passaporto israeliano non può  accedere alla facoltà di medicina, che una laurea ad Al-Quds University (unica uni palestinese a Gerusalemme) non è riconosciuta da Israele. Erano state le mie ragazze nella scuola di Shu’fat ha parlarmi delle pagine bianche nei libri di storia, geografia e letteratura, menzionate nell’articolo sottostante. Un metodo di censura lampante come si può ben vedere dalle immagini, sintomatico dell’impunità su cui il governo israeliano può da sempre contare. È infatti indicativo che non ci si preoccupi nemmeno di mascherare questi atti, che la comunità internazionale non se ne meravigli più. L’articolo apparso su Al Jazeera e tradotto qui di sotto offre uno scorcio sull’occupazione del sistema educativo a Gerusalemme est e sulle limitazioni imposte fin dalle scuole elementari.

Traduzione di  “How Israel occupies education in east Jerusalem” a cura di Eleonora per Cultura è Libertà. Foto di Eleonora.

I muri dell’asilo e scuola elementare Zahwat al-Quds sono adornati da immagini colorate di cartoni animati, mentre i suoi studenti portano uniformi a righe grigie e rosse.

I larghi sorrisi e le risate dei bambini riecheggiano nei corridoi, smentendo l’ansia che persiste dopo una recente incursione israeliana nella scuola.

All’inizio dell’anno scolastico, Israele ha cominciato a prendere di mira Zahwat al-Quds – che serve 90 scolari di età fra i tre e i nove anni nel quartiere di Beit Hanina – perchè gli insegnanti si sono rifiutati di insegnare il curriculum israeliano, secondo genitori e insegnanti.

“Israele vuole controllare tutto” ha detto la cofondatrice della scuola Muna Ateeq, parlando sotto pseudonimo per paura di ripercussioni.

“Vogliono veramente influenzare il sistema educativo in modo da poter più facilmente controllare la prossima generazione di palestinesi.”

Permessi revocati

Ci sono tre tipi di scuole a Gerusalemme est occupata: pubbliche, private e scuole del governo palestinese. Ognuna ha esperienze ed interazioni diverse con lo stato israeliano.

Zahwat Al-Quds è una scuola privata che aveva una regolare licenza e fondi dalla municipalità di Gerusalemme fino a luglio, quando Israele improvvisamente ha revocato il permesso. Da allora la scuola ha ottenuto un permesso dall’ Islamic Waqf, che è connesso al governo palestinese.

Il permesso israeliano era stato revocato nel contesto più ampio di chiusura delle scuole palestinesi private che seguono il curriculum palestinese a Gerusalemme est occupata, in modo da forzare gli studenti a frequentare le scuole pubbliche controllate direttamente da Israele, ha detto Ateeq.

In settembre, tre ufficiali israeliani sono entrati a Zahwat al-Quds per informare il personale della chiusura della scuola. Sono poi tornati il mese scorso, perquisendo le aule, arrestando tre insegnanti e il vice direttore e fotografando alcuni bambini. Un bambino ha urinato su se stesso ed un altro è svenuto durante l’incidente, ha detto Ateeq.

Ziad al-Shamali, che è dirige un comitato genitori a Gerusalemme est, ha detto ad Al Jazeera che alcuni bambini hanno cominciato ad avere incubi ed a bagnare il letto dopo l’imcursione, citando “consequenze psicologiche durature.” I genitori hanno paura a mandare i loro bambini a scuola, ha aggiunto.

“Non possono farci chiudere legalmente, quindi fanno pressione sociale su di noi per forzarci a chiudere,” ha detto Ateeq.

Secondo alcuni palestinesi a Gerusalemme est, le incursioni a Zahwat al-Quds si inseriscono nel contesto del fine israeliano di depoliticizzare sistematicamente i giovani palestinesi spingendoli a frequentare scuole pubbliche, dove Israele può controllare più facilmente quello che stanno imparando.

Israele non vuole che i bambini imparino quello che è successo qui,” ha detto Ateeq. “Sperano che in futuro tutti si dimentichino quello che è successo.”

Pagine bianche

Israele non ha deciso di imporre il suo curriculum educativo alle scuole palestinesi da un giorno all’altro. Secondo Samira Alayan, una ricercatrice e docente alla Hebrew University che ha studiato questa questione per una decade, Israele ha cercato di controllare l’educazione palestinese a Gerusalemme est dal 1967, quando Israele occupò e succesivamente annesse il territorio.

Nelle scuole pubblice di Gerusalmme est si insegna una versione censurata del curriculum palestinese. “Quando i libri arrivano a Gerusalmme, le autorità israeliane le scrutinano e cancellano frasi e paragrafi contrari all’ideologia israeliana,” Alayan ha detto ad Al Jazeera.

Alayan nota che Israele “cerca qualsiasi contenuto offensivo ad Israele, incluse espressioni anti israeliane e menzioni dell’autorità palestinese.”

Il risultato sono libri di teso mancanti paragrafi e frasi e a volte intere pagine vuote. Israele percepisce questa censura come un mezzo preventivo contro l’incitamento palestinese, Alayan ha notato in un articolo del 2017 che esamina la questione.

Però “un’ altro scopo potrebbe essere quello di impedire agli studenti di sviluppare un senso di identità positivo basato sulla narrativa palestinese,” ha scritto Alayan.

“Il fine implicito della censura è un ulteriore esempio di un desiderio di cancellare o eliminare la narrativa palestinese da parte del regime coloniale.

La censura era un compromesso per lo stato d’Israele, dopo che i palestinesi a Gerusalemme avevano rifiutato senza mezzi termini il curriculum israeliano durante i primi anni dell’occupazione. Il fine di Israele è di insegnare ai palestinesi che la terra della Palestina storica era infatti non popolata quando lo stato di Israele fu fondato nel 1948 e che Arthur Balfour diede questa terra inabitata agli ebrei. “Non ti insegna niente sull’essere palestinese,” ha detto Alayan.

Sawsan Safadi, a capo delle relazioni pubbliche ed internazionali al dipartimento educativo del Waqf, ha detto ad Al Jazeera che lo scopo di Israele è quello di “creare una nuova generazione di palestinesi che percepisce l’occupazione come normale, cosa che condurrà ad identificarsi come israeliani e non palestinesi.

 

Imposizione del curriculum

Israele sta cercando di espandere le sue pretese che Gerusalemme sia una parte di Israele, più che una parte integrante di un futuro stato palestinese, cambiando la realtà, ha notato Shamali.

“Vogliono dimostrare al mondo che questa è una città israeliana con scuole israeliane che pure suonano l’inno nazionale israeliano,” ha detto Shamali, aggiungendo che Israele ha persino cambiato i nomi delle strade e località in nomi israeliani su GPS e Facebook, sapendo che generazioni più giovani fanno grande affidamento su queste tecnologie.

Gli sforzi di Israele hanno avuto successo considerando che più di venti scuole palestinesi a Gerusalemme est occupata hanno introdotto l’opzione di studiare una versione araba del curriculum israeliano. Le identità dei palestinesi di Gerusalmme est sono state erose dalla loro apolidia e la loro separazione fisica dal resto dei territori occupati a causa del muro di separazione, ha detto Alayan.

I fondi e la gestione delle scuole sono controllati interamente da Israele, che provvede un bilancio più alto alle scuole disposte ad accettare il curriculum israeliano, ha notato Alayan.

“Il controllo esercitato da Israele sulle scuole ha creato una cultura del silenzio, nella quale si accettano cose sulle quali non si è d’accordo,” ha detto.

Incursioni di routine

Dal secondo piano della scuola secondaria maschile Dar al-Aytam in città vecchia, la Cupola della Roccia è chiaramente visibile, ma le incursioni israeliane interrompono regolarmente questo panorama sereno.

La polizia israeliana, i soldati e le forze speciali irrompono regolarmente nella scuola,  perquisendo studenti che hanno gettato pietre agli ufficiali israeliani vicino alla scuola.

Safadi dice che queste accuse sono spesso false, indicando numerosi punti dai quali i ragazzi avrebbero presumibilmente lanciato le pietre; alte barriere di metallo e recinzioni lo renderebbero impossibile.

Secondo il direttore della scuola, Fadi Khalil, Dar al-Aytam è stata assalita più di dieci volte l’anno scorso. Durante una di queste irruzioni, l’ex direttore venne arrestato ed espulso dalla città vecchia per 45 giorni.

“La scuola è il secondo più grande complesso in città vecchia dopo Al Aqsa, ha detto Khalil. “Gli Israeliani ci hanno messo su gli occhi molto tempo fa. Stanno facendo del loro meglio per eradicare la scuola dalla città.” Un portavoce della polizia israeliana si è rifitutato di rispondere alla richiesta di Al Jazeera di commentare in merito.

Come a Zahwat al-Quds, le incursioni hanno avuto effetto: dei 250 studenti che frequentavano Dar al-Aytam lo scorso anno, 58 hanno smesso.

Mumen al-Taweel, 18, aveva solo 14 anni quando fu mandato alla prigione israeliana di HaSharon per presumibilmente aver lanciato pietre. Ci passò un anno e mezzo. “Vogliamo tutti studiare ma Israele non vuole che continuiamo la nostra educazione.”

Un altro studente, il sedicenne Amir al-Rishid, era stato detenuto per la prima volta quando aveva dieci anni per avere con se un tagliaunghie durante una perquisizione. Rishid ha perso il conto di tutte le volte che è stato arrestato da Israele.

“Israele vuole farci avere la fedina penale sporca in età giovane in modo che in futuro sia più difficile per noi continuare gli studi o trovare buoni posti di lavoro. Questa è una politica intenzionale,” ha detto Rishid.

Tahseen Elayyan, capo del dipartimento di monitoraggio e documentazione all’organizzazione palestinese Al-Haq, ha detto ad Al Jazeera che le incursioni e gli sforzi di imporre il curriculum israeliano alle scuole palestinesi si connette al fine ultimo israeliano di espellere i palestinesi dal territorio.

“Israele vuole la terra ma non le persone,” ha detto Elayyan. “I palestinesi che rimarranno a Gerusalmme – se il piano di espellerli dallà città riuscisse – dovranno accettare la narrativa israeliana.”

 

 

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