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Giustizia per la Palestina, adesso!

Una intervista ad Hanan Ashrawi e un appello europeo

Intervista ad Hanan Ashrawi di Michele Giorgio, da il Manifesto 8 febbraio 2017

“L’Europa parla ma poi fa molto poco per difendere concretamente i diritti dei Palestinesi”

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Non sorprende l’amarezza sul volto di Hanan Ashrawi, membro del Comitato esecutivo dell’Olp e, più di tutto, storica portavoce palestinese durante la prima Intifada e la Conferenza di Madrid. Scuote la testa Ashrawi: «Il colpo più duro – ci dice – è l’atteggiamento internazionale verso tutto questo».

Cosa potrebbero fare i palestinesi?

Dobbiamo ridefinire la nostra politica e ripensare alle relazioni con Israele. Sappiamo che questo potrebbe costarci caro ma non possiamo rimanere con le mani in mano. E se gli Usa e l’Europa non faranno la loro parte per fermare l’escalation messa in moto dal governo Netanyahu, la strada da percorrere è quella della giustizia internazionale e del ricorso alla Corte penale dell’Aja.

Appaiono però rituali gli appelli che i palestinesi lanciano ogni volta alla comunità internazionale. Non sembrano produrre un granché.

Non possiamo che continuare a rivolgerci all’Onu e invocare la giustizia internazionale. Non dobbiamo stancarci di reclamare i nostri diritti anche se il mondo volge lo sguardo da un’altra parte. I nostri diritti non sono meno importanti di quelli degli israeliani.

Alcuni dirigenti palestinesi hanno minacciato l’annullamento del riconoscimento di Israele fatto dall’Olp venti anni fa. È una possibilità che ritiene concreta?

Tutto è possibile, questa e altre opzioni. Dobbiamo mettere insieme un piano che contempli le diverse possibilità a nostra disposizione e, a mio avviso, dovranno essere discusse pubblicamente.

Queste opzioni includono la fine della cooperazione di sicurezza con Israele?

Anche questa è una possibilità, assieme a molte altre.

Quanto l’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca è stato determinante per l’azione del governo israeliano?

L’elezione a presidente di Trump è stato l’evento scatenante. Netanyahu non parlava d’altro prima del 20 gennaio, nonostante Barack Obama sia stato un presidente molto generoso con Israele, forse il più generoso dal punto di vista politico, finanziario e militare. Il governo israeliano si sente incoraggiato a portare avanti la sua politica da Trump e dalle persone che il nuovo presidente ha scelto per determinati incarichi. A cominciare dal nuovo ambasciatore Usa a Tel Aviv \[David Friedman, aperto sostenitore delle colonie israeliane, ndr\]. Ora abbiamo coloni nel governo israeliano e, di fatto, coloni in quello statunitense.

Il quotidiano israeliano Haaretz ha riferito di avvertimenti dell’amministrazione Trump ai palestinesi: se denunceranno Israele alla procura internazionale perderanno il sostegno finanziario degli Usa e l’Olp tornerà nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. È vero?

Non sono in grado di rispondere. Ciò che so è che queste minacce fanno parte di una posizione adottata dal Congresso americano.

È delusa dalla Ue?

Sì, moltissimo. Ci sono voluti ben 30 anni solo per arrivare all’etichettatura diversa dal Made in Israel per le merci delle colonie ebraiche nei territori palestinesi occupati dirette in Europa. E nel frattempo Israele resta un partner privilegiato della Ue, sotto tutti i punti di vista, nonostante le sue politiche nei nostri confronti. L’Europa parla ma poi fa molto poco per difendere concretamente i diritti dei palestinesi.

 


Un appello di oltre 250 organizzazioni di tutta Europa

GIUSTIZIA PER LA PALESTINA, ADESSO! BASTA CON LA COMPLICITA’ EUROPEA

Il 2017 segna:

  • 100 anni dalla “Dichiarazione di Balfour” del 1917, con la quale il governo britannico ha promesso unilateralmente la realizzazione di una patria ebraica nazionale in Palestina;

  • 70 anni dal piano di partizione della Palestina, adottato dalle Nazioni Unite nel 1947, che portò nel 1948 alla Nakba, al demolizione di oltre 530 villaggi Palestinesi e alla espulsione di 750.000 Palestinesi dalla loro patria, mettendo così in atto una pulizia etnica;

  • 50 anni dall’inizio della occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est, della striscia di Gaza e delle Alture del Golan, e un processo di colonizzazione in corso e di occupazione prolungata da parte dello Stato di Israele.

L’espropriazione continua ai Palestinesi delle loro terre e mezzi di sussistenza inclusa la demolizione delle case, la confisca della terra e il muro dell’apartheid; la distruzione della loro cultura e memoria; il blocco di 10 anni di Gaza che crea durissime condizioni inumane con ricorrenti attacchi militari sulla popolazione; la costante repressione per cui ci sono attualmente oltre 7000 prigionieri tra cui più di 400 minori in detenzione amministrativa; la situazione disastrosa dei rifugiati palestinesi ulteriormente peggiorata dalla guerra in Siria; le draconiane leggi discriminatorie nella stessa Israele: questi fatti, frutto di oltre 100 anni di negazione dei diritti del popolo Palestinese, non possono più essere accettati.

Gli anniversari segnati dall’anno 2017 ci ricordano fino a che punto portano al disastro la mentalità coloniale, la negazione dei diritti del popolo Palestinese e il rifiuto di applicare il diritto internazionale e le risoluzioni delle Nazioni Unite. Queste date sottolineano la responsabilità dei paesi europei e occidentali rispetto alla situazione esistente e l’impotenza nella quale si è imprigionata l’Unione Europea dato che dichiara i principi del rispetto per il diritto internazionale senza prendere le misure per la sua applicazione.

Queste date ci ricordano anche che non si può costruire la pace ignorando i fatti storici; e che riconoscere la Storia è responsabilità di tutte le parti, primo e principale lo Stato di Israele e il suo popolo, opponendosi alla politica revisionista costantemente promossa da Israele e spinta all’estremo dal suo attuale Governo. Gli Stati Europei sono stati protagonisti del sistema coloniale tra le due Guerre Mondiali; hanno fatto subire ai Palestinesi le conseguenze del mostruoso genocidio degli Ebrei europei da parte dei nazisti; e successivamente non hanno fatto nulla per richiedere il rispetto da parte di Israele delle risoluzioni ONU; anche loro devono riconoscere la grande responsabilità che portano nella tragedia che pesa oggi sul popolo Palestinese.

Invitiamo la UE e gli Stati Europei:

  • a fare del 2017 l’anno in cui i diritti del popolo Palestinese diventino realtà, con un calendario vincolante: il diritto alla autodeterminazione, la fine dell’occupazione di tutta la Cisgiordania, compresa Gerusalemme est e la striscia di Gaza, il diritto all’uguaglianza di tutti i cittadini/e di Israele, e il diritto al ritorno per tutti i rifugiati palestinesi nella forma da loro scelta;

  • a mettere fine ad ogni complicità con la continua attività di insediamenti e le miriadi di modi in cui Israele viola il diritto internazionale; e a richiedere una fine immediata al blocco della striscia di Gaza, e libertà di movimento per i Palestinesi;

  • a prendere misure vincolanti nei confronti dello Stato di Israele, fintanto che continua a violare il diritto internazionale e i diritti umani, compresa la sospensione dell’accordo di Associazione della UE con Israele, finché Israele non rispetti il diritto internazionale; e, per cominciare, la cooperazione militare e sulla sicurezza – debolmente malcelata all’interno di alcuni progetti del programma Horizon 2020 – va sospesa immediatamente;

Noi, firmatari, organizzazioni, associazioni, partiti politici e sindacati, della società civile Europea, riaffermiamo solennemente che nel 2017, dopo 100 anni di espropriazione, rifiuto, pulizia etnica, i diritti del popolo Palestinese debbono alla fine essere rispettati.

Ci impegnamo, con i nostri rispettivi punti di vista, ad agire per questo obiettivo, con la convinzione che una pace sostenibile possa raggiungersi solo con l’applicazione del diritto.

Firme Italia – (per le firme di altri paesi vedi  http://www.eccpalestine.org/justice-for-palestine-now-end-european-complicity-a-call-from-organizations-throughout-europe/)

ARCI

ArciMilano

ArciLombardia

AssopacePalestina

Associazione di Amicizia Italo-Palestinese Onlus

Associazione per la Pace

AWMR (Donne della regione mediterranea)

BDS Italia / Coordinamento campagna BDS Bologna

Confederazione Cobas

Cultura è Libertà

Donne in nero, Italia

Fiom-Cgil

Gazzella onlus

Italia-Cuba Milano

Le radici e le ali Onlus Milano

Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie

Oltre il mare

Rete ECO (Ebrei contro l’occupazione)

Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese

Rete Radiè Resch – Gruppo di Udine

Reti di pace – Laboratorio M.verde Roma

Statunitensi contro la guerra/U.S. Citizens Against War (Florence)

Servizio civile Internazionale

Un Ponte per

Ulaia Arte sud

WILPF Italia (Women International League for peace and freedom)

Women in culture

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