in Israele/In Palestina/Letture consigliate

Il libro dell’occupazione

 

Per marcare i 50 anni di occupazione militare della Palestina il gruppo di ex-combattenti israeliani Breaking the Silence ha organizzato un ambizioso progetto. Un numero di scrittori famosi parteciperà alla redazione di un libro sull’occupazione, edito dal pluripremiato autore Michael Chabon e dalla sua moglie israeliano-americana Ayelet Waldman. Il libro verrà publicato nel giugno 2017 da HarperCollins negli Stati Uniti e da Books in the Attic in Israele.

Gli scrittori visiteranno Israele e la Cisgiordania nella loro capacità di delegati per una settimana prima di scrivere i loro articoli. La visita prevede alcuni giorni nei villaggi della Cisgiordania e a Gerusalemme Est, oltre ad incontri con attivisti per i diritti umani, intellettuali ed esperti legali israeliani e palestinesi. Ogni scrittore sceglierà il tema su cui concentrarsi e ne approfondirà lo studio con visite aggiuntive.

La prima delegazione di autori è partita lo scorso febbraio, composta dai britannici Hari Kunzru e Taiye Selasi e dalla novellista irlandese Eimear McBride. Gli altri autori visiteranno Israele ed i Territori Occupati durante il corso del 2016, tra di loro il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa così come Dave Eggers, Lorraine Adamse e Rachel Kushner. Gli faranno ulteriore compagnia gli autori palestinesi ed israeliani Ala Hlehel, Raja Shehadeh, Nir Baram e Assaf Gavron, quest’ultimo autore di The Hilltop, un’appassionante e ben riuscita satira sulla società israeliana odierna e suoi coloni in particolare. Waldman, Chabon and Vargas Llosa hanno comunicato ai partecipanti che non si cercano esperti sul Medio Oriente ma narratori. Hanno motivato la loro scelta spiegando che la narrazione potrebbe fornire una nuova chiave di lettura della situazione, attraverso storie di umanità e non soltanto attraverso la lente distruttiva dei media.

Nell’annuncio ufficiale riguardo la redazione del libro, Chabon e Waldman ricordano un viaggio in Israele nel 1992 durante il periodo di vertigionoso ottimismo causato dagli accordi di Oslo e di come l’atmosfera sia cambiata drasticamente d’allora. Aggiungono inoltre che la legittimazione internazionale è indispensabile per proteggere l’importante lavoro di organizzazioni non-governative come Breaking the Silence e Youth Against Settlements. Avere voci di innegabile credibilità come quelle degli autori in questa antologia servirà, si spera, a facilitare il lavoro di queste organizzazioni.

Questa settimana Mondoweiss ha riportato frammenti dell’intervista rilasciata al Forward da Michael Chabon, di ritorno da Palestina e Israele. L’autore descrive così la sua esperienza:

“Dopo aver visto con i propri occhi penso diventi abbastanza chiaro ad ogni essere umano con un cuore ed una coscienza, è ovvio quello che si prova. È l’ingiustizia più grave che ho visto in vita mia. Ho visto cose brutte nella mia terra natia, in America. È pieno di ingiustizie terribili nel sistema carcerario statunitense, chiamato spesso “il secondo Jim Crow”. Le nostre leggi statunitensi sul possesso di sostanze stupefacenti sono grottescamente ingiuste. Per cui so di cosa sto parlando. Questa [Palestina/Israele] è la cosa peggiore che ho visto, anche solo in puri termini di ingiustizia. Se dire ciò mi farà perdere dei lettori, io quei lettori non li voglio. Possono andarsene e non tornare mai più”.

Questo blog è stato adattato da articoli pubblicati originariamente sui quotidiani Haaretz e The Guardian. L´intervista con Michael Chabon è interamente disponibile in inglese qui.

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