Conoscere la cultura palestinese/In Italia/Incontri

10 dicembre,diritti umani, diritto alla cultura. In Palestina. Le impressioni di un giovane ascoltatore. L’interventodell’ Unesco

Pur essendo il diritto alla cultura un diritto per tutti, iscritto nell’art 27 della Dichiarazione universale dei diritti umani, proclamata dalle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, viene in molti paesi negato. Il caso della Palestina, a cui era dedicata la serata del 10 dicembre 2015, nella sala del Carroccio, in piazza del Campidoglio, ha un particolare rilievo. Tuttavia, anche sotto questo aspetto, la situazione della Palestina viene ignorato dai media. Mentre viene denunciato, giustamente, con grande evidenza l’attacco e la distruzione di arte e cultura da parte di Daesh (il sedicente Stato islamico), viene oscurata l’ espropriazione sistematica, che dura da anni, operata dalla politica di occupazione di Israele, per cancellare anche attraverso questa distruzione culturale, l’identità palestinese. Quindi una violazione dei diritti umani fondamentali. Per questo la produzione culturale, e l’impegno alla protezione e conservazione delle testimonianze della storia in Palestina acquistano il valore di forma alta di resistenza.

Breve cronaca di una bella serata

di Didier Le Bodic (giovane volontario di Cultura è Libertà)

Un pubblico attento e partecipe ha seguito le analisi e i punti di vista degli interventi che sono riusciti ad intrecciare tre questioni fondamentali: la peculiarità e originalità della cultura palestinese, la denuncia del “memoricidio” sistematico operato da Israele e la bellezza della poesia di resistenza di Mahmoud Darwish, letta da Patrizia Cecconi.

Le relazioni sono state presentate da Wasim Dahmash, saggista, docente e traduttore palestinese, docente per molti anni di lingua e letteratura araba all’università di Cagliari, dopo un periodo di insegnamento di dialettologia araba all’università di Roma La Sapienza. Biancamaria Scarcia Amoretti, studiosa di cultura islamica, professore emerito di Islamistica alla Sapienza di Roma, con grande conoscenza anche della religione musulmana. È anche membro del Comitato Scientifico della rivista Geopolitica. Patrizia Cecconi, membro dell’Associazione Cultura è Libertà , 20 anni di esperienze nell’insegnamento, attivista per i diritti umani, presidente emerito degli amici italiani della Mezzaluna Rossa Palestinese, presidente dell’associazione italiana Oltre il mare e membro della Ong Sunshine4Palestine.

L’incontro è iniziato con la presentazione dei temi degli interventi da parte di Alessandra Mercozzi presidente dell’associazione Cultura è Libertà, che sottolinea l’importanza dei due articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani dalle Nazioni Unite, il 26 (diritto all’istruzione) e il 27 (diritto alla cultura), non rispettati dall’occupante sionista che mira, con metodi violenti, di raggiro e di ingiustizia, ad annullare e oscurare la cultura palestinese, l’identità stessa e la storia di un popolo. Si tratta della distruzione e espropriazione di un patrimonio ricchissimo, come dimostra quello archeologico. Molti siti archeologici palestinesi sono stati scavati e i reperti sono finiti in musei delle colonie o addirittura commerciati illegalemente. Questo deve essere denunciato come vera e propria politica di espropriazione non solo di terra ma anche di storia, memoria e cultura. Perfino i nomi delle città sui cartelli stradali vengono modificati, come avviene ad esempio per il nome di Gerusalemme, che si trova scritto in arabo come Urshalim, anziché Al Quds. Ma la volontà e lo spirito di resistenza fa sì che la cultura palestinese sia ancora viva e forte.

Forte è stata anche la relazione di Biancamaria Scarcia Amoretti, che, con la sua competenza sulla storia di Palestina, ha spiegato, partendo dalla parola tamaddum ( civiltà), come la società palestinese si sia fondata e articolata soprattutto su due pilastri: la città e la campagna. La cultura della campagna è talmente forte che le rivoluzioni palestinesi del secolo scorso sono sempre venute, nate dalla campagna. Ha inoltre parlato della lunga storia della cristianità, dove i Cristiani palestinesi, come i loro fratelli musulmani, hanno sperimentato una lunga storia di espropriazione e umiliazione e non sono stati immuni dalla politica discriminatoria dell’occupazione.

Davvero affascinante l’intervento di Wasim Dahmash sull’ interessante soggetto del diritto al paesaggio, introdotto da alcune considerazioni sulla antichità della civiltà palestinese, che ha più di 13000 anni di storia, come molti reperti e scoperte archeologiche dimostrano. Basta guardare Gerico, città della Cisgiordania, che secondo studiosi sulle rovine trovate fanno ipotizzare che Gerico sia, insieme a Damasco, la città più antica del mondo, all’origine della civiltà umana. Alcune scoperte farebbero risalire la nascita della città ad 8000 anni prima della nascita di Cristo. Archeologi italiani e i palestinesi hanno condotto importanti scavi condotti congiuntamente dall’Università di Roma “La Sapienza” e dal Dipartimento delle Antichità della Palestina dal 1997 al 2000 e poi ripresi nel 2005 con campagne sistematiche nel 2009 e 2010. Tra le scoperte più importanti, l’identificazione del nome antico cananaico di Gerico (RUHA) scritto su uno scarabeo in geroglifici egizi. Dopo questa premessa, il professor Dahmash ha mostrato immagini del “prima e dopo”, di citta come Bi’na, Saffuria (che tra l’altro ha un teatro romano), Mi’ar, Iqrit, al-Birwa (patria e residenza di infanzia del poeta Mahmoud Darwish). In tutte queste cittadine, dove vivevano insieme ed in pace, musulmani e cristiani, nel 1948, gli abitanti sono stati uccisi e massacrati, i villaggi spopolati dagli Israeliani durante la Nakba. Ma viene anche ricordato quello che hanno fatto i inglesi durante la fine degli anni 30′; ad esempio ad al-Birwa, dove gli inglesi hanno giustiziato otto abitanti di questo villaggio, per aver partecipato alla rivolta araba del 1936-39 in Palestina. Le immagini che vengono proiettate dimostrano fino a che punto il diritto al paesaggio sia stato confiscato dall’occupazione. Esempio lampante sono le colonie, tutte illegali, sul territorio palestinese (in cui una buona parte di case sono case di vacanze, quindi neanche abitate), costruzioni brutte, senza stile, costruite sempre in cima alla collina, che distruggono il paesaggio, e molto spesso la cultura agricola. Pensiamo che ben 5 milioni di olivi sono stati negli anni distrutti per ragioni “di sicurezza”!

____________________________-

intervento dell’amb. Lucio Alberto Savoia

Segretario generale Comitato Nazionale Italiano Unesco

E’ con grande piacere che prendo parte a questo evento “DIRITTI UMANI DIRITTO ALLA CULTURA in Palestina”, che si inquadra sul contributo delle istituzioni e della società civile per la protezione e promozione dei diritti umani: uno dei compiti fondamentali della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO è appunto quello di diffondere gli ideali dell’Organizzazione stessa nella società civile.

L’elemento culturale è alla base del dialogo tra esseri umani: esso rappresenta una priorità per l’UNESCO, certamente molto più nota per il ben noto Registro del Patrimonio Mondiale e dei suoi siti. In realtà, l’Organizzazione ha un indiscusso ruolo di Agenzia specializzata a livello globale, non solo per l’Educazione, la Cultura e la Scienza, ma per le Scienze Umane e Sociali; e quindi per il mantenimento della pace, basata appunto sul rispetto dei diritti umani. Caratteristica, questa, che la rende diversa dalle altre Agenzie delle Nazioni Unite, data la loro caratteristica prevalentemente tecnica e monotematica.

L’UNESCO incoraggia la promozione della cultura, delle arti e del patrimonio, che offrono spazi di dialogo particolarmente importanti.

Nella sua capacità di ridurre i fenomeni di esclusione e marginalità sociali, migliorando la qualità della vita dei cittadini, nella sua valenza universale, la cultura è in effetti un veicolo privilegiato di sviluppo umano e materiale e appunto di dialogo e convivenza pacifica.

Ecco quindi che il ruolo che l’UNESCO attribuisce alla cultura nella costruzione del dialogo interculturale, interreligioso e di promozione dei diritti umani.

Di grande importanza, di conseguenza, è il riconoscimento della uguale dignità di tutte le culture, come prerequisito essenziale per la costruzione di una pacifica convivenza sociale.

Il notevole percorso di riflessione dell’UNESCO su questi argomenti ha portato all’elaborazione di alcuni strumenti di notevole valore, sia concettuale che normativo. Fra le più importanti, e recenti, ricordiamo:

La Dichiarazione Universale sulla diversità culturale del 2001, adottata all’unanimità a Parigi durante la Conferenza Generale dell’UNESCO. Si tratta di uno strumento di grandissima importanza per chiarire motivazioni e scopi che hanno portato alla scelta di una modalità dialogica di confronto fra culture;

La Dichiarazione Universale sulla Bioetica e sui Diritti Umani del 2005;

La Convenzione sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali del 2005, che riveste una grande importanza per le finalità del dialogo interculturale.

Questa si pone due fondamentali preoccupazioni:

-la prima è quella di assicurare il rispetto delle identità culturali in quanto rappresentano un diritto per le popolazioni, i gruppi sociali e le comunità che le producono e vivono;

-la seconda preoccupazione, strettamente collegata con la precedente, è la necessità di contribuire all’emergere di un clima favorevole per la creatività di tutti, facendo leva sulla cultura in quanto fattore di sviluppo e di pace.

Il principio evidenziato del dialogo come garanzia per uno sviluppo di pace ha permesso lo sviluppo della tematica in articolazioni specifiche, che si concretizzano in Programmi, fra i quali:
Dialogo fra civiltà: sviluppatosi negli anni ’90 del secolo scorso come reazione alla teorizzazione dello “scontro di civiltà” nel 2005 porta alla nascita dell’Alliance of Civilization (AoC) , per iniziativa dei Governi di Spagna e Turchia, sotto gli auspici delle Nazioni Unite ed in particolare dell’UNESCO.

Dialogo interreligioso: in stretta relazione ed interdipendenza con il precedente, ha la finalità di promuovere la comprensione fra religioni attraverso la conoscenza e di superare così i pregiudizi diffusi verso un concreto rispetto reciproco.

Concretamente i programmi si sviluppano in numerose Conferenze e Documenti di approfondimento in ogni parte del mondo. 

Per attirare l’attenzione della società civile su tematiche di grande momento, l’UNESCO esalta ogni anno determinati temi, dedicando loro le così dette Giornate mondiali.

La Commissione Nazionale Italiana si adegua e contribuisce con l’organizzazione di eventi appositi su tutto il territorio nazionale.

– Il 21 maggio di ogni anno, si celebra la Giornata Mondiale UNESCO della diversità culturale, il dialogo e lo sviluppo.

Tre anni orsono, per riconoscere il grande valore del dialogo tra le culture, a Duino Aurisina (TS) abbiamo organizzato un importante evento al quale sono intervenuti anche due noti scrittori, precisamente Boris Pahor e Perdrag Matvejevič, autori che hanno conosciuto importanti momenti della storia contemporanea e hanno sviluppato su di essi un ragionamento artistico e politico di grande importanza, che incarnano l’esempio del significato della parola «intercultura».

Lo scorso anno abbiamo celebrato due giornate:

-con l’Università IULM a Milano, la “Riunione Regionale (Europa e Nord-America) di Alto Livello sull’Insegnamento della Filosofia”. Vi hanno partecipato oltre duecento personalità, tra cui alti rappresentanti dei Ministri dell’Educazione, delle Commissioni Nazionali UNESCO, docenti universitari e di scuole primarie e secondarie.

Nel corso dei lavori è stato da più parti evidenziato che, negli ultimi anni, lo studio della filosofia, o più precisamente la pratica filosofica del dialogo, sin dalla scuola primaria, ha attirato crescente interesse e dimostrato che per costruire una solida cultura della pace e del dialogo appare quanto mai necessario saper ascoltare gli altri al fine di conseguire una comprensione condivisa del mondo;

-con l’intento di analizzare il rapporto tra la lingua madre degli immigrati in Italia e l’italiano, lingua adottiva, il 21 febbraio si è tenuto a Roma, in occasione della Giornata Internazionale UNESCO della Lingua Madre, un convegno sul tema “Lingua madre e immigrazione”.

La Giornata della Lingua Madre è stata istituita dall’UNESCO nel 1999 su proposta del Bangladesh, per ricordare la sollevazione avvenuta nel 1952, nell’allora Pakistan orientale, in difesa del bengalese, madre lingua di quella parte del paese, contro l’imposizione della lingua urdu.

Il tema della diversità linguistica e del valore della lingua madre è stato affrontato tramite l’esperienza dei nuovi italiani, tre scrittori il cui percorso di integrazione si è tradotto in una esperienza di scambio reciproco di culture.

Al convegno sono intervenuti tre autori di origine straniera che scrivono in lingua italiana: l’algerino Amara Lakous, autore di Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio, la somala Igiaba Scego, autrice di La mia casa è dove sono e la brasiliana Claudiléia Lemes Dias, autrice di Storie di extracomunitaria follia, i quali hanno parlato del loro rapporto con la lingua madre.

Concludo con una, se mi si consente, provocazione.

Molti Governi, in tema di diritti umani, “predicano bene e razzolano male”. Troppo spesso sentiamo grandi dichiarazioni di principio che non si traducono poi in azioni effettive.

Grazie.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...