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12 settembre h.18 alla Casa internazionale delle donne a Roma UN SOGNO A GAZA, video di Franca Marini

“Un sogno a Gaza” è stato girato nella Striscia di Gaza circa 4 mesi dopo l’ultima operazione militare israeliana Margine Protettivo, durante il Festival Italia-Gaza organizzato dal Centro Italiano di Scambio Culturale VIK. Straordinaria la partecipazione entusiasta di bambini, giovani, studenti ai workshop di animazione, arte, parkour, fotografia e video tenuti da venti formatori italiani in collaborazione con partners locali. Indimenticabili gli studenti d’arte con la ricchezza inesauribile delle loro idee e la bellezza delle loro opere a testimonianza di come l’arte e la creatività siano prerogative umane che resistono anche alle più feroci barbarie.

Vitalità, fantasia e amore per la vita sembrano infatti essere a Gaza gli antidoti più potenti alla desolazione assoluta di un paesaggio irreale di macerie e distruzione che ancora caratterizza quella che è la più grande prigione a cielo aperto del mondo.

Vitalità, fantasia e amore per la vita che vengono personificati dal protagonista del video, un ragazzo di 18 anni che pratica Parkour -lo sport della libertà come lui stesso lo definisce- la cui giovane esistenza è già stata segnata dalla violenza e dalla morte, così come quella di migliaia di altri giovani che vivono nella Striscia di Gaza.

Fahid non ha però perso la speranza per una vita diversa e non vuole rinunciare al suo sogno che è innanzitutto un sogno di libertà. Franca Marini

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NOTA della redazione – La striscia di Gaza, tra i territori più popolati del mondo, è un’area di 365 kmq, con ca. 1.700.000 abitanti, di cui 1,2 milioni sono rifugiati (dati UNRWA) e una densità di 4661 abitanti per kmq! La maggioranza della popolazione è giovane e giovanissima: 43% tra 0 e 14 anni; 28% tra 15 e 29 anni; 3% tra 60 e 74; oltre 75 anni l’1%! La disoccupazione arriva al 44%

Nel luglio 2014, la prolungata e disastrosa situazione umanitaria dei profughi palestinesi a Gaza, si è trasformata in una vera e propria tragedia umanitaria che ha “scioccato e fatto vergognare il mondo”.  Secondo le stime durante i 50 giorni di ostilità, 2.251 sono stati i morti tra loro 551 bambini e 299 donne. Circa 11.000 sono stati i feriti, dei quali 1.000 avranno conseguenze nel lungo periodo o rimarranno disabili. Le ostilità hanno provocato uno sfollamento su una scala senza precedenti: fino a mezzo milione sono stati i palestinesi costretti a lasciare le proprie case nel corso del conflitto, comprese donne, bambini, anziani e persone disabili. 300.000 persone sfollate sono state accolte dall’UNRWA in 90 edifici scolastici adibiti a strutture di emergenza. L’Agenzia ha fornito loro beni alimentari, acqua, servizi medici e sanitari. Gli sforzi coordinati hanno scongiurato il rischio di epidemie legate alla contaminazione dell’acqua e alle malattie trasmissibili. Durante le ostilità l’Agenzia ha perso 11 colleghi, e 118 installazioni dell’UNRWA, comprese 84 scuole e 10 centri medici, sono state danneggiate come risultato diretto delle ostilità.
138.603 case di rifugiati sono state danneggiate o distrutte dal conflitto. Di queste circa 9.117 abitazioni sono state completamente distrutte.http://www.unrwaitalia.org/dove-operiamo/gaza/emergenza-gaza/

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sinossi del video

“Un sogno a Gaza” è stato girato nel gennaio 2015 nella Striscia di Gaza, circa 4 mesi dopo l’operazione militare israeliana Margine Protettivo, la terza subita dalla popolazione civile dalla fine del 2008.

I segni della furia distruttrice ancora lì, intatti ed immobili, sembrano voler vanificare ogni tentativo di orientamento verso il futuro. Nell’aria una commistione inspiegabile di guerra e vita, una tensione latente come di tempesta che potrebbe scatenarsi improvvisa, come di vita in bilico con la morte.

Un ragazzo di 18 anni sogna la libertà, il riscatto del destino suo e della famiglia attraverso il Parkour che pratica con passione e determinazione.

“Un sogno a Gaza ” è la rappresentazione di un evento catastrofico e violento ma anche della speranza per una vita diversa. Fahid rappresenta una condizione umana universale, quella di chi, alle violenze più barbare e alla violazione dei diritti fondamentali della propria persona, riesce ad opporre resistenza, fantasia e amore per la vita.

Il video si apre con i primi piani del protagonista: nel volto ancora i segni dell’angoscia e del terrore per i traumi subiti che egli rivive nel ricordo. Nelle parole che scorrono e nelle immagini che seguono emerge la consapevolezza della durezza della propria esistenza ma anche la testimonianza forte di vitalità e fermezza nella lotta per la realizzazione del suo sogno: un sogno di libertà che non è evasione dalla realtà ma rappresentazione di una sua possibile trasformazione.

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