Diario di viaggio/Senza categoria

Storie di resistenza e bellezza 5

Certi luoghi meglio che altri sono capaci di trasmettere ancora un senso di speranza. Sono pochissimi quelli che in Palestina mostrano le evidenti contraddizioni territoriali e politiche, e al tempo stesso, quasi le celano dietro un cespuglio nato per caso o una pozza d’acqua che porta fortuna. Uno di questi luoghi dev’essere questo descritto da Patrizia, nei dintorni di Betlemme…il villaggio di al-Khader.

4 settembre 2014

NEL DISTRETTO DI BETLEMME, VICINO ALLE PISCINE DI SALOMONE…

quelle fatte costruire da Erode in epoca romana per alimentare l’acquedotto, e alla cui sorgente oggi sguazzavano felici diversi bambini, è stato aperto un bellissimo museo etnografico. Oggi gli ho dato solo un’occhiata veloce, domani andrò a visitarlo davvero. Oggi ho preferito approfittare della disponibilità di un amico che si occupa dei problemi degli agricoltori e sono andata a fare un giro con lui. Conosce anche due parole d’italiano e questo mi facilita la comprensione, anche perché il suo inglese ha un accento addirittura peggiore del mio, il che è tutto dire!!

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Abu Ahmad è di El Khader, un villaggio piuttosto grande con un’estensione territoriale di 27.000 dunum di cui 5.000 mangiati dalle colonie che lo circondano. In particolare la colonia di Efrat è spaventosamente estesa (credo sia inferiore solo a Male Addumin)e solo in lunghezza occupa – che non è un verbo casuale – occupa circa 6 chilometri e ospita – neanche questo è un verbo casuale e contiene una speranza – ospita 30.000 coloni.

Conoscevo già la cittadina, o villaggio, di El Khader perché mi aveva incuriosito non tanto il fatto che la chiesa ortodossa di San Giorgio, che in arabo sarebbe Khader, e la moschea stiano appiccicate, questo fa impressione solo agli islamofobici per principio e per ignoranza, agli altri no, e io faccio parte degli altri. Quello che m’aveva incuriosito, invece, era il fatto che a maggio dalla chiesa di san Giorgio parte una processione cui partecipano insieme cristiani e musulmani. Per questo ero già andata a vedere il posto, però oggi è stato più interessante perché avevo come guida un khaderiano.

Con Abu Ahmad sono andata in campagna, m’ha portato a vedere il posto dove una volta c’era il villaggio di Fahur, questo fino al “67 – indovinate perché? – e dove ora sono rimaste solo 27 case vuote,i resti di un antico frantoio, una sorgente e la tomba di Mediah, che io non sapevo chi fosse e anche ora non ne so molto di più, se non che si trattava di una persona venerata dagli abitanti del villaggio. Ora questi, avendo dovuto abbandonare Fahur, vivono nei tre villaggetti di Wad Nis, Wad Rahel e Joret el Shamah costruiti dietro la colonia di Efrat.

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Non è che tolto l’occhio dalle costruzioni di Efrat lo sguardo si allarghi libero, eh! Un po’ più in là, ben visibile dallo stesso punto di stazione, c’è l’insediamento di El Azar e, dalla parte opposta, quello di Nawe Daniel. Poi, così, tanto per completare l’opera c’è un bel muro israeliano che divide più o meno in due l’intero territorio di Khader. Però, come si può vedere nelle foto, è un muro “gentile”, direi quasi estetico. Si vede che gli urbanisti israeliani che l’hanno concepito abitano in questa zona e non vogliono avere visioni troppo sgradevoli!

Ovunque ci si sposti intorno a El Khader s’incontrano insediamenti più o meno estesi perché, di fatto, questi hanno la funzione di essere una sorta di anello isolante tra Gerusalemme e la Cisgiordania. Poco più avanti, verso sud, si trova la colonia di Gush Etzyon, quella nei cui pressi furono rapiti e uccisi a metà giugno tre giovani coloni. Rapimento che fornì a Netanyahu il pretesto per dare il via all’ultimo, orrendo, massacro di Gaza, all’uccisione di 8 persone (bambini compresi) in Cisgiordania, e all’arresto di qualche centinaio di palestinesi scomodi.

E’ di questi giorni la notizia che per rappresaglia all’uccisione dei tre ragazzi, Netanyahu ha deciso di prendersi altri 400 ettari di terra palestinese. Il collegamento tra i due fatti sarebbe, anzi è, giuridicamente impossibile, visto che un omicidio,peraltro ancora poco chiaro, non può trovare compensazione in un’espropriazione, peraltro di un’intera collettività. Ma se non si capisse al volo che si tratta dell’ennesimo pretesto per il furto di terra fertile, sarebbe veramente da piangere sulla sorte postuma di quei tre ragazzi che Netanyahu ha deciso di valutare complessivamente in termini di terra da rubare, cioè come dire che avrebbe fatto mercato delle loro vite valutandole con gli strumenti del geometra. Poi magari, se qualche simpaticone gli desse “dell’ebreo calcolatore” arriverebbero di corsa i marcatori di antisemitismo a condannare chi avesse osato tanto!

Il fatto è che questa zona è ricca d’acqua, infatti Abu Ahmad m’ha detto che la valle di Khader ha la bellezza di 14 sorgenti, tanto che è chiamata Wadi Biar che più o meno significa Valle dei pozzi. Abu Ahmad mi racconta che secondo una credenza popolare i pozzi furono fatti costruire da Salomone che,essendo un profeta, aveva molti angeli a suo servizio e così li utilizzò per fargli scavare 14 pozzi. Ci siamo fatti un po’ di risate di cuore pensando alla fortuna di re Salomone visto che gli angeli lavoravano sicuramente gratis e non accampavano diritti sindacali; ma anche una risata un po’ amara pensando che Salomone è rispettato tanto dalla fede ebraica che da quella musulmana ma che comunque, i discendenti dei cananiti di Khader, se la legalità internazionale non si muove, resteranno padroni della leggenda ma non dei pozzi.

Trattandosi di zona irrigua tutta quest’area è ricchissima di verde coltivato, in particolare vigneti. Alcuni interrotti dal “muro gentile”! So che in questi giorni ci sarà la festa dell’uva, che qui è una buona fonte di reddito, ma io probabilmente sarò altrove.

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Dopo il giro in campagna siamo entrati nel villaggio e ho visto i preparativi per un matrimonio che se ho ben capito doveva essere multiplo, come annunciato da uno striscione di quelli che di solito sono omaggio ai martiri, ma che stavolta, invece, mostra i volti di tre ragazzi(maschi) del villaggio che si sposano: una sorta di pubblicazione veramente molto pubblica! Siccome il matrimonio è un evento sociale particolarmente importante, una piazza di Khader è stata adibita ai festeggiamenti ed è addobbata con drappi molto belli, qualche centinaio di sedie per gli ospiti e una pedana dove credo stasera balleranno forse per tutta la notte come ho visto fare in un altro matrimonio.

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Ho iniziato la giornata con le antiche piscine di Salomone e voglio chiuderla andandomi a bagnare alla sorgente di Ein Haina che si trova sulla strada per Gerusalemme perché si racconta che porta fortuna e che bagnarsi li fa realizzare qualche desiderio. L’acqua non esce semplicemente dalla collina, ma c’è una costruzione antica in cui viene canalizzata prima di uscire, poi scorre incanalata per qualche metro e infine va a nutrire una piscinetta dove si immergono nudi i coloni perché, appunto, anche loro dicono che porta fortuna e loro, si sa, possono andare dove vogliono. Non oso immaginare a quale fortuna ambiscano visto che la sorgente è in territorio palestinese,visto che ci vanno regolarmente i pastori con le loro capre e che, al momento, l’uso dello spazio è condiviso. Forse scopriranno che qualche profeta ha decretato che Ein Haina è stata promessa al popolo eletto e la inseriranno in qualche altro esproprio! Speriamo non avvenga e comunque anch’io, quando ormai il sole era andato via e il posto era ancora tanto bello, mi sono bagnata esprimendo un desiderio: quello che la sorgente e il suo mini laghetto-piscina restino palestinesi. Non è perché ci creda, non sono superstiziosa, ma è perché il solo dirlo sembra dare una mano alla speranza!

Patrizia Cecconi

 

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