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Cultura è Libertà a Venezia: “Cinema senza diritti”, rassegna di cinema palestinese

L’associazione Cultura è Libertà è nata in seguito ad una idea e ad una ambizione: scoprire, promuovere, far conoscere la cultura palestinese, come forma di resistenza alla politica coloniale israeliana, espressione di un popolo protagonista della propria storia e per molti aspetti della storia dell’umanità. Quindi questa campagna per la Palestina vuole unire alla lotta per i diritti del popolo palestinese, quella contro  l’azione di “memoricidio” operata da Israele e di manipolazione mediatica con i suoi stereotipi: la “vittima” o il “terrorista”. Purché scorra il sangue, c’è notizia…. Le cose possono cambiare, e forse stanno già un po’ cambiando…. se si raggiunge e coinvolge  un pubblico sempre più ampio, altro ambizioso obiettivo,  superando la sola cerchia di attivisti/e che, per la regressione culturale e politica che negli ultimi anni  ha attraversato il nostro paese, sono l’unico soggetto sociale e politico attivo nella lotta per la pace e la giustizia in Palestina/Israele. Dare voce a creatrici e creatori di cultura di diverse generazioni, dei Territori occupati, della diaspora, di Israele, nella storia e nella attualità, e sollecitare l’attenzione alla Palestina nel mondo della cultura, stabilire rapporti permanenti con scuole e università: è quello che l’associazione ha cominciato a fare nei suoi primi mesi di attività,  partecipate  con grande entusiasmo:  il terreno della cultura si è mostrato fertile!

A Roma, Salerno (Femminile palestinese), Napoli, Torino (Palestina Raccontata) sono arrivate donne e uomini del cinema, della storia, della letteratura palestinesi e anche di quella parte di società israeliana che prosegue la sua opposizione all’occupazione e al colonialismo:  Salim Tamari, Wasim Dahmash, Susan Abulhawa Fidaa Abuhamdyia Sahera Dirbas Mohammed Bakri Walid Atallah, Elias Sanbar Rami Kassis, Raed Saadeh, Jeff Halper, Michel Warshawski, Rula Khoury, Omar Suleiman…. Tutte e tutti si sono confrontati con loro omologhi/e italiani/e, hanno sempre interloquito con un largo pubblico, curioso e appassionato. Dai temi della storia a quello del femminismo; dalla blogger di Gaza allo storico dell’Istituto di Studi palestinesi, dalla regista di Gerusalemme alla chef di Nablus: sono stati quattro mesi intensi. E si sta preparando il seguito, anche con progetti di lavoro e scambio nei Territori occupati, a Gaza distrutta, che sempre resiste, che lavora e lotta per il pane e le rose…..

Per le ragioni dette, abbiamo aderito con convinzione al programma del “Cinema senza diritti”  che si svolgerà dal 5 al 26 novembre nella sala Giorgione di Venezia, su iniziativa del Comune e del Circuito Cinema. Venezia è la città, è bene ricordarlo, in cui nacque la storica dichiarazione della Commissione europea del giugno 1980, dove per la prima volta,  l’Italia indicò anche all’Europa,  che il “popolo Palestinese, che ha coscienza di esistere in quanto tale, deve essere mes­so in grado, mediante un processo adeguato definito nel quadro della soluzione globale di pace, di esercitare appieno il suo diritto alla autodeterminazione “. Era un secolo fa…..

Dunque, l’autodeterminazione e i diritti del popolo palestinese: come ben dicono nella presentazione della rassegna  Pina Fioretti e Maria Grazia Gagliardi, “Un popolo che sopravvive sotto occupazione da 67 anni non gode di diritti. Questo popolo senza terra e senza stato ha trovato nel cinema uno strumento per far sentire la propria voce. Il cinema palestinese è più vivo e attivo che mai e nel panorama della cinematografia mondiale sta attirando sempre più interesse per le condizioni stesse in cui nasce. Il cinema  palestinese, infatti, è costretto a “sperimentare” così come la Palestina è costretta a inventare e sperimentare forme di lotta sempre diverse per ribadire il suo diritto all’esistenza e alla resistenza.

"Paradise Now" (2005), di Hany Abu-Assad

“Paradise Now” (2005), di Hany Abu-Assad

 Frontiere di lacrime e sangue, Nozze in Galilea, Intervento divino, Jerusalem Bride, Ticket to Jerusalem, La sete, Paradise Now, Five Broken Cameras sono i film che verranno proiettati, secondo una scelta coerente all’autodeterminazione: solo film di produzione palestinese, anche se tra i diritti negati c’è pure, in Italia, quello alla distribuzione…. Lo stesso famoso film “Omar” premio giuria a Cannes 2013 e nomination all’Oscar per miglior film straniero, non ha ancora trovato un distributore, e lo stesso per i bellissimi  film di Annemarie Jacir  “Il sale di questo mare” e “When I saw you”  e,  di Najwa Najjar,  Melograni e mirra.

Immagine tratta dal film "5 Broken Cameras" (2011), di Emad Burnat e Guy Davidi

“5 Broken Cameras” (2011), di Emad Burnat e Guy Davidi

"Intervento Divino" (2002), di Elia Suleimana

“Intervento Divino” (2002), di Elia Suleimana

Ecco quindi che all’impegno per la scoperta e diffusione della cultura palestinese aggiungiamo un nuovo capitolo: quello per la distribuzione dei suoi film, perché un pubblico sempre più ampio possa vederli e conoscere così le tante facce della Palestina.

Alessandra Mecozzi

Scarica la locandina dell’evento: Cinema senza diritti

Scarica il numero di novembre di Circuito Cinema: Novembre 2014

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One thought on “Cultura è Libertà a Venezia: “Cinema senza diritti”, rassegna di cinema palestinese

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