Diario di viaggio/Senza categoria

Storie di resistenza e bellezza 3

Una storia antichissima quella di Gerusalemme. Fondata su insediamenti dell’età del bronzo- cinquemila anni or sono- la città ha attraversato i secoli pagando, spesso in maniera costosissima, questa sua  estrema ricchezza archeologica, questa sua anima fatta a strati. Il pellegrino che vi giunge oggi privilegiando la Gerusalemme “biblica”, non può ignorare quella ellenistica, romana, bizantina, araba, crociata, mamelucca, ottomana e coloniale. Qui non esiste una sola pietra che non ne nasconda un’altra, qui bisogna essere disposti a scendere in profondità.

E un museo serve anche a questo…

2 Settembre 2014

PRIMA DI LASCIARE GERUSALEMME HO DECISO DI VISITARE IL MUSEO DELLA COSIDDETTA TORRE DI DAVIDE…

Cosiddetta perché pare che un paio di millenni fa ci fosse una torre che resistette all’incendio durante la rivolta giudaica contro i romani. Questo dovrebbe essere stato anche il luogo in cui Erode Antìpa, quello che cercava il neonato Gesù facendo strage di bambini (terribile la ripetizione delle malvagità della storia pur con personaggi diversi) aveva fatto costruire il suo leggendario palazzo.
Altre volte negli anni passati ero stata tentata di entrare, ma alla fine non ce l’avevo fatta perché questo museo è stato creato dagli israeliani sullo spazio di una moschea distrutta nel 1967. Stavo sempre lì lì per entrare ma poi mi fermavo davanti a questo fatto. Mi sembrava quasi un’ingiuria. Stavolta invece ho deciso di entrare: il fastidio è stato vinto dal desiderio di conoscere.

Con un certo malessere ho pagato “a Israele” 42 shekel se non mi sbaglio (che non è poco in moneta locale) e sono entrata. Ho fatto bene. Se non l’avessi fatto non avrei mai visto con i miei occhi come un’appropriazione indebita, ammantata dall’autorevolezza di essere esposta in un importante museo, diventa fatto riconosciuto, sebbene illegale, e tranquillamente ripetuto.

Torre di davide

Torre di davide

Affresco al museo della torre di davide

Affresco al museo della torre di davide

Ma andiamo con ordine.

Il posto è spettacolare. Le foto, vuoi per l’autrice che sono io e per lo strumento che è il mio cellulare, vuoi perché non riuscirebbero comunque a trasmettere l’atmosfera, non rendono più di tanto. Comunque, come si può vedere, quella che viene chiamata torre di Davide, si mostra al mondo con una torre che in realtà è un minareto. Ogni dubbio si scioglie se osservate la mezzaluna che lo sovrasta guardando verso il cielo. Il museo è diviso in sezioni. La prima riguarda la Cananea che altro non è se non la terra su cui mi trovo, prima che venisse conquistata. La prima città cananita conquistata e distrutta con una strage che non salvò nessuno (tranne la prostituta che aveva fatto entrare gli aggressori) se non ricordo male fu Gerico. Ce lo racconta anche la bibbia (intendo l’antico testamento) che, senza vergogna, afferma che Dio diede a Giosuè l’ordine di “votare allo sterminio” ogni vivente per iniziare la conquista di quello che poi sarebbe diventato il regno di Davide. Ma questo non lo trovate scritto nei pannelli del periodo canaanita!!

Poi si passa alle altre sezioni. Una mi ha molto affascinato: è quella dell’antica scienza medica. Ci sono numerose teche in cui sono esposte erbe e minerali usati nell’antichità e nel medioevo per curare varie malattie. Ci sono anche affreschi e mosaici dai quali si deduce facilmente l’origine di molti di questi medici botanici. Basta guardare i loro abiti!

In una teca ho trovato anche il colocynthus. Forse non vi dice niente. Ma se lo chiamassi HANDALA vi direbbe qualcosa, vero? Ebbene sì, in una teca del museo costruito sullo spazio ricavato dalla distruzione di una moschea, ho trovato la pianta che per la sua amarezza e la sua tenacia fece pensare al grande Naji Al Ali, ucciso nel 1987, di dare al suo personaggio proprio quel nome: HANDALA.

Dopo quasi due ore sono arrivata all’ultima sezione: quella che si conclude con il pannello che ho fotografato di straforo (perché, stranamente, questa era l’unica sezione in cui era vietato fotografare) ma che non voglio postare, il pannello che dice esattamente che Gerusalemme è la capitale di Israele! Una straordinaria bugia che nega senza pudore – ma in questo Israele è maestro – quanto dichiarato dalla stessa ONU.

Forse anche i nostri giornalisti, quelli che prendono spesso questa cantonata, sono passati a visitare il museo, ma l’hanno fatto lasciando da parte la storia. Magari hanno visto il filmato che precede il pannello di chiusura e in cui la ricostruzione filmica salta parti fondamentali del percorso che ha portato alla creazione dell’attuale Israele. Un video che fa scorrere magistralmente gli anni in pochi minuti, aprendosi con la bandiera dell’impero ottomano, passando tra gli eventi storici con una certa velocità, arrivando alla bandiera britannica e concludendosi – saltando ovviamente fasi fondamentali, ma normalmente taciute perché macchierebbero di troppo sangue palestinese la creazione dell’attuale stato di Israele – concludendosi con la gloriosa bandiera israeliana.
Con l’autorevolezza culturale data dal luogo, una dichiarazione che sorvola il diritto internazionale, si trasforma in una suggestione politica che fa uscire il visitatore del museo con la convinzione di trovarsi in Israele.

3 interno torre di Davide

Urge la creazione di un museo palestinese altrettanto importante.

Prima di ripartire per l’Italia tornerò a Gerusalemme e andrò a visitare il “Wuujod”, museo palestinese che al momento è inutile cercare su google perché tanto non lo troverete. Non ancora. Del resto la pubblicità è o non è l’anima del commercio? Anche del commercio di verità e bugie storiche.
Dobbiamo attrezzarci meglio per regalare e diffondere le verità storiche. Regalarle, non venderle, e magari anche attraverso i canali commerciali oltre quelli culturali che, come si sa, hanno una diffusione meno capillare!

Patrizia Cecconi

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