Diario di viaggio/Senza categoria

Storie di resistenza e bellezza 1

Nonostante al giorno d’oggi spostarsi sia diventato sempre più rapido e meno costoso rispetto al passato, molte mete sono ancora considerate “inaccessibili”. Una di queste è sicuramente la “nostra” Palestina. Essa fa parte di quei luoghi dove probabilmente non ci si recherà mai, a meno che non si senta fortissimamente dentro una passione nata dal bisogno di verità o dalla consapevolezza che oggi è ormai difficile vivere esperienze “originali”  e che un viaggio del genere è sicuramente un vantaggio e certamente una scoperta!

Patrizia Cecconi questo viaggio l’ha fatto, più volte. Anche quest’anno ci è andata, nonostante tutto. E’ partita a fine agosto ed è tornata a metà settembre. Nel corso di questo viaggio ha scritto moltissimo, ha riflettuto profondamente e, infine, ci ha regalato queste pagine tratte dal suo diario di viaggio. Noi di Cultura è Libertà abbiamo deciso di regalarle a voi che ci seguite nella Campagna e nelle iniziative. Abbiamo pensato che queste parole- che raccontano un viaggio diverso, non già fatto o già visto, non preconfezionato, che non vogliono essere consigli su come guardare la Palestina, ma semplicemente vogliono illuminarne alcuni tratti che pochi conoscono- dovessero essere scritte e lette.

Tre settimane alla scoperta della Palestina insolita, quella meno conosciuta eppure quotidiana, raccontate in undici note e una manciata di foto.

Storie di resistenza e di bellezza dalla Cisgiordania occupata

31-Agosto-2014

1. ECCOMI

 

Panorama di Gerusalemme

Panorama di Gerusalemme

Niente di militante, solo note circa la quotidianità in Cisgiordania, cioè quella parte della Palestina dove resterò per un po’.
Sono felice di essere entrata. Ai controlli mi è andata benissimo. A qualcuno in fila con me, invece, è andata male: dopo una ventina di minuti di interrogatorio è stato consegnato alla “sicurezza”, che per prima cosa gli ha sequestrato il passaporto, poi, nella stanza delle indagini, avrà, come al solito, dovuto cedere all’ispezione di computer e cellulari. Per questo vanno trattati adeguatamente prima dell’imbarco. 
Anche il ragazzo subito prima di me ha avuto questa sorte, ma io no! A me è andata benissimo. Stavolta ho usato un escamotage tutto nuovo, e rispondendo in un certo modo alla prima domanda ho toccato una corda che ha fatto sorridere, per solidarietà femminile “senza frontiere”, la giovane addetta all’inquisizione. Per la prima volta il mio interrogatorio si è concluso in meno di un minuto!!

Dura è stata invece l’attesa. Non in sé, ma per quello che sentivo dire da chi mi stava intorno. Per esempio dei ragazzi accanto a me, con l’aria alternativa da “centri sociali”, sbuffavano un po’ per i lunghi controlli ma poi, inaspettatamente, hanno commentato: bé certo, con quello che gli è successo in questo periodo bisogna capirli, fanno pure bene. No comment, ma certo l’apparenza inganna!

Ma il peggio è arrivato sul taxi collettivo in cui sono salite due ragazze italiane “volontarie”. Per una delle due era la prima volta e veniva a preparare il suo curriculum per un futuro lavoro. L’altra invece, quella “esperta”, nell’ora di percorso tra Tel Aviv e Gerusalemme ne ha infilate tante di perle, ma talmente tante che ci si faceva una collana. Conoscenza della storia della Palestina (imperdonabilmente, dato che sta qui come volontaria) pari a zero. Conoscenza dell’attualità, ancora più imperdonabilmente, più bassa dello zero, tanto da rispondere alla novellina, leggermente perplessa circa l’eccidio di Gaza, che non doveva preoccuparsi e che “in fondo la guerra la fanno per la NOSTRA sicurezza”. 

Volontarie di chi? Di un ordine di suore che operano a Gerusalemme. Mi sa che le andrò a conoscere! Quante ce ne saranno di “volontarie” del genere? E soprattutto: a CHE e a CHI servono? Bè, meglio pensare alla coppia di giovani israeliani incontrati in aereo e straordinariamente gentili, tanto da volermi convincere ad andare a passare qualche giorno da loro in un luogo bellissimo vicino ad Haifa. Non sono andata e non andrò,primo perché immagino che quel posto bellissimo avesse altri abitanti fino al “48 e questo mi blocca a priori. Secondo, perché accetto solo gli inviti degli israeliani che si dichiarano, e lo dimostrano pubblicamente, nemici non solo del governo Netanyahu, ma della “filosofia politica” del sionismo di cui tutto il resto è conseguenza. 
Comunque, se mi fosse chiesto di scegliere con chi prendere un caffè non avrei dubbi: cento volte meglio la coppia israeliana che quel tipo di volontarie. 

Quelle non avranno mai problemi alla frontiera, perché basterà loro dire chi sono. O cosa pensano! Niente bugie e il cancello si aprirà per mandarle a fare il loro lavoro, convinte che Israele ha commesso anche l’ultimo eccidio per garantire la loro sicurezza.

 Patrizia Cecconi

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One thought on “Storie di resistenza e bellezza 1

  1. Pingback: “Femminile palestinese”- la Palestina fra erbe e vini |

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