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Roma: “Ho un sogno…andare a Yaffa”- Incontro con Malaka Mohammed

MALAKA Mohammed Shwaikh, blogger di Gaza, è arrivata a Roma il 2 marzo. Noi l’abbiamo incontrata il 3 marzo presso un’aula dell’Università La Sapienza colma di ragazze e ragazzi che hanno partecipato con attenzione ed ammirazione. La sera stessa Malaka scrive sulla sua pagina di facebook: “So today was literally amazing […] Can’t wait for tomorrow.” (Una giornata letteralmente incredibile…Non vedo l’ora che arrivi domani). E domani , il 4 marzo, infine è arrivato. Biancamaria Scarcia Amoretti l’ha intervistata per noi e con noi presso la Casa delle donne. 

Alessandra Mecozzi, presidente della nostra Associazione, ci racconta qualcosa in più di queste due intense giornate che ricorderemo ancora a lungo…

HO UN SOGNO…ANDARE A YAFFA

di Alessandra Mecozzi

“Vi sembrerà strano, ma io sono la prima persona di Gaza che studia diritto internazionale”. Vero no che sia, le parole di Malaka, prima di 6 sorelle e due fratelli, esprimono tutto l’orgoglio di questa 23enne arrivata nel settembre scorso a Sheffield, Inghilterra, per un master su politiche globali e diritto internazionale. Interrogata dagli studenti e studentesse di lettere, da Giuliana Sgrena e da Giuseppe Cederna, il 3 marzo alla Sapienza, e il giorno dopo dalla prof. Biancamaria Scarcia Amoretti alla casa internazionale delle donne a Roma, Malaka ha dato prova di grande determinazione e incredibile ottimismo. Determinazione “a non arrendersi all’ingiustizia” trasmessale dalla nonna di Yaffa, ottimismo della volontà di una ragazza con la passione del mondo e dei social media, convinta che siano lo strumento decisivo della sua generazione, nata nella prima intifada, per conoscersi, collegarsi e condurre le proprie lotte. La campagna internazionale per la liberazione di Samer Issawi, prigioniero politico in sciopero della fame per 277 giorni, è stata lanciata da Malaka ed ha avuto successo con la liberazione di Samer!

“Una generazione più forte della precedente“, dice, “che ha più speranza”: una speranza che viene dai legami globali che si costruiscono attraverso facebook e twitter, e dal poter parlare a tante persone anche guardandole in faccia, a Londra come a Roma, poi a Parigi, avere un rapporto permanente con il mondo della solidarietà internazionale.

Una forza che viene dallo studio e dalla istruzione, una priorità assoluta per il 98% della popolazione palestinese, secondo un recente un sondaggio. La madre ha venduto il suo oro per integrare la borsa di studio non sufficiente per vivere a Sheffield. Studio più prezioso dell’oro, e per le donne ancora di più: “perché gli uomini comunque possono girare, muoversi, trovare un lavoro anche senza grandi studi, ma per le donne è diverso, sentiamo questo strumento come la nostra arma di resistenza. E’ anche dimostrato dal fatto che nella Università islamica di Gaza, dove ho studiato, le donne sono la grande maggioranza, il 65%! Da alcuni anni anche nelle materie tradizionalmente considerate maschili, come ingegneria e medicina. Vogliamo imparare e tornare nel nostro paese per mettere a frutto quello che abbiamo appreso. Viviamo in una società conservatrice e solo noi possiamo cambiarla….” E già sta cambiando, se oggi sono così tante le bambine e ragazze che studiano!!

Malaka ama la le scrittrici, come Susan Abulhawa, ma il suo mito è la prima blogger palestinese, Samia Abua, che ha cominciato a scrivere 10 anni fa, sul suo matrimonio e il divieto oppostole da Israele di farla uscire da Gaza… “E allora come vedete, anche per chi non vuole scrivere di politica, la politica c’è sempre…”

Chi è stato testimone degli attacchi a Gaza, nel 2008 e nel 2012, vuole e deve raccontare quello che ha visto: “distruzione di scuole, uccisioni di studenti, attacco alle Università…”

Malaka ritorna sul tema dello studio come arma di resistenza, sul suo rifiuto della violenza, strettamente connesso a quest’arma. Ed è quello che dice ad uno studente che le chiede se Hamas non otterrebbe migliori risultati con un’azione politica e diplomatica. Ma non nasconde che la continua violenza dell’occupazione e delle aggressioni a Gaza facilmente genera altra violenza.

Alla domanda sull’effetto delle rivoluzioni arabe sulla situazione palestinese, risponde che certo è utile che popolazioni scaccino i regimi, ma per la popolazione palestinese non avrebbe senso rivoltarsi contro Hamas o contro l’Autorità palestinese, dato che la questione fondamentale è che Israele deve mettere fine all’occupazione e alla violenza. “Siamo come in prigione: assurdo pensare che qui ho visitato in un ora la Basilica di San Pietro e nella mia terra non ho il permesso di andare a vedere la Chiesa della Natività a Betlemme! Pensate che le famose arance di Giaffa, la terra dei miei genitori, cacciati nel 1948, io ho potute assaggiarle solo recentemente perché un’amica che abita vicino a dove era la casa dei miei genitori, me ne ha mandato una cassetta a Sheffield!”

Nelle tante contraddizioni che segnano la sua vita e la sua lotta di ragazza impegnata e curiosa, Malaka non scorda mai la città di Yaffa, vederla è un sogno che intende realizzare e intanto sullo schermo alle nostre spalle, tiene fissa una bella foto di questa città.

3-4-marzo-Malaka (3)

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